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La cucina italiana è ufficialmente Patrimonio UNESCO

Non solo ricette. La cucina italiana è storia, gesti tramandati, identità collettiva.

10 Dicembre 2025

Non solo ricette. La cucina italiana è storia, gesti tramandati, identità collettiva. Oggi questo valore è stato riconosciuto a livello mondiale: l’UNESCO l’ha inserita ufficialmente tra i Patrimoni Immateriali dell’Umanità. Un risultato storico per il nostro Paese. Lo chef Seby Sorbello, ambasciatore della tradizione gastronomica siciliana e membro del Comitato Tecnico RHS, ci racconta cosa significa questo traguardo e perché la tutela della nostra cultura culinaria è oggi più importante che mai.

Chef Sorbello, oggi l’UNESCO ha ufficialmente riconosciuto la cucina italiana Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Che emozione ha provato?
«Un orgoglio immenso. È una conquista che aspettavamo e che l’Italia meritava da tempo. La cucina italiana non è solo cibo: è cultura viva. Chi visita il nostro Paese va nei musei, certo, ma va anche a tavola, nei ristoranti che custodiscono saperi antichi. Oggi tutto questo è finalmente riconosciuto al mondo intero».

 

Quali elementi rendono la cucina italiana un patrimonio da proteggere?
«La nostra cucina nasce dall’incontro di tre eredità fondamentali:
• la tradizione contadina, fatta di memoria, stagionalità e semplicità;
• le ricette legate ai rituali religiosi e alle feste popolari;
• l’influenza delle grandi famiglie nobili, che hanno dato forma a una cucina elegante.
È un patrimonio ricco ma delicato, e proprio per questo va custodito. Il riconoscimento UNESCO è un passo decisivo in questa direzione».

 

Oggi questo patrimonio è salvo per sempre? O resta un rischio?
«Il riconoscimento è uno scudo, ma non basta da solo. Le nuove generazioni sono curiose, sperimentano — ed è bello — ma devono anche conoscere e riportare in tavola le ricette della nostra storia. La tutela passa dalla quotidianità, dalla famiglia, dal racconto».

Qual è, per lei, la chiave del successo della nostra cucina nel mondo?


«Gli ingredienti e la cultura che portiamo nel piatto. Una semplice pasta al pomodoro, con un pomodoro siciliano maturato al sole, basilico e un olio extravergine di qualità, vale più di mille parole. La nostra cucina è sociale: il primo piatto, la convivialità, la tavola che unisce. Non a caso, dopo la pizza, la pasta è il piatto più consumato al mondo».

 

L’Italia è il primo Paese ad ottenere questo riconoscimento nella sua interezza?
«Sì. Esistevano riconoscimenti per cucine regionali o di tradizione religiosa, ma nessuna nazione aveva mai visto riconosciuta l’intera identità gastronomica. Oggi l’Italia apre la strada.»

 

Se dovesse scegliere un piatto che rappresenti la Sicilia in questo mosaico nazionale?
«La Pasta alla Norma. Profumi, stagionalità, territorio. È Sicilia in un boccone».

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