Da semplice specialità estiva a simbolo identitario della Sicilia, la granita è oggi un prodotto capace di raccontare storia, territorio e tradizioni. A celebrarla è la Nivarata, il Festival Internazionale della Granita Siciliana che negli anni ha trasformato Acireale in un punto di riferimento per professionisti, appassionati e maestri gelatieri provenienti da tutto il mondo.
Alla guida della manifestazione c’è Peppe Leotta, presidente Conpait Sicilia, che insieme a un network sempre più internazionale sta lavorando per fare della granita un vero ambasciatore della cultura siciliana. Con lui abbiamo parlato di storia, contaminazioni, eccellenze del territorio e futuro di uno dei prodotti più amati dell’Isola.
La Nivarata è diventata negli anni un appuntamento internazionale dedicato alla granita siciliana. Come è nato questo percorso di crescita?
«Nel 2023 ho preso in mano la manifestazione insieme a Fulvio Massimino sotto la bandiera di Conpait. Frequentando ogni anno il SIGEP ho avuto l’opportunità di conoscere professionisti provenienti da ogni parte del mondo e coinvolgerli nel progetto.
Molti di loro hanno sposato la mission della Nivarata, contribuendo a trasformarla in un evento sempre più internazionale. Oggi la manifestazione è un punto d’incontro tra culture diverse che condividono la stessa passione per la qualità e l’artigianalità».
La granita è la vera protagonista dell’evento. Quali sono le sue origini e perché rappresenta così bene l’identità siciliana?
«Ad Acireale esistevano i nivaroli, persone che durante l’inverno raccoglievano la neve e la conservavano affinché potesse essere utilizzata nei mesi più caldi per conservare gli alimenti e preparare la “rattata”, una bevanda ottenuta con neve, succo di limone e miele.
Successivamente si scoprì che mescolando neve e sale si potevano raggiungere temperature molto basse, fino a circa meno 21 gradi. Da lì nasce quella che possiamo considerare la prima forma di granita.
Ogni anno, durante la Nivarata, riproponiamo questa preparazione nei nostri cooking show. I turisti ne rimangono affascinati perché rappresenta un autentico viaggio nella storia della Sicilia».
Oggi la Nivarata ospita professionisti provenienti da Paesi come Giappone, Corea e Regno Unito. Cosa significa vedere la granita siciliana dialogare con culture così diverse?
«La granita non è soltanto un prodotto da consumare, ma un veicolo di cultura e tradizione. Attraverso questo prodotto si crea uno scambio continuo tra territori e popoli.
Penso, ad esempio, allo yuzu, l’agrume aromatico portato anni fa dai professionisti giapponesi e oggi molto utilizzato nel mondo della pasticceria. Anche in questo caso la granita diventa un mezzo attraverso cui conoscere ingredienti, sapori e tradizioni provenienti da altre parti del mondo.
Abbiamo attivato partnership importanti nel Regno Unito e da quest’anno anche a Sydney, dove vive una grande comunità di siciliani. Stiamo lavorando per portare una futura edizione della Nivarata anche in Australia».
Quali sono le interpretazioni più sorprendenti che ha visto nascere durante le ultime edizioni della manifestazione?
«Quest’anno i giapponesi hanno proposto una granita al matcha. Personalmente non è un gusto che appartiene alla mia cultura gastronomica, ma è affascinante vedere come tradizioni diverse possano incontrarsi e dialogare.
La contaminazione, quando avviene nel rispetto dell’identità del prodotto, è sempre un valore aggiunto».
La Nivarata racconta sempre di più il territorio siciliano. Quanto conta il legame con le eccellenze locali?
«Conta moltissimo. Negli anni abbiamo coinvolto numerosi consorzi e produttori del territorio: dal Limone IGP dell’Etna al Pistacchio di Bronte, dalle Mandorle di Avola alle Fragole di Maletto.
L’obiettivo è fare della Nivarata il punto d’incontro delle eccellenze siciliane. In futuro vorremmo coinvolgere anche altre produzioni simbolo, come il Mandarino Tardivo di Ciaculli.
Durante la manifestazione abbiamo inoltre creato momenti di dialogo tra gelatieri, cuochi e sommelier. Abbiamo visto nascere abbinamenti sorprendenti: granite al Trunzo di Aci, sorbetti al cacciucco, alla cipolla rossa caramellata, accompagnati da vini siciliani. Un’esperienza gastronomica completa che racconta il territorio a 360 gradi».
Tradizione e innovazione possono convivere in un prodotto iconico come la granita?
«Assolutamente sì. Anzi, devono convivere. Dico sempre che un professionista dovrebbe avere un piede nel passato, uno nel presente e lo sguardo rivolto al futuro. Le radici non vanno mai dimenticate, perché senza tradizione non esiste autenticità.
Allo stesso tempo bisogna essere contemporanei, osservare le nuove tendenze e continuare a sperimentare. È così che si mantiene viva una tradizione: rispettandola, ma senza smettere di farla evolvere».



